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martedì 13 maggio 2008

Globalizzazione


GLOBALIZZARE I DIRITTI UMANI: QUASI
UN'IMPRESA è il titolo della conferenza
tenutasi in occasione della fiera del consumo
critico e degli stili di vita sostenibili “Fà la cosa
giusta!”, nei giorni 11, 12 e 13 aprile. Ha aperto la
conferenza Sergio Marelli, direttore generale
FOCSIV, presentando il documento redatto dalla
CIDSE sull'impatto delle multinazionali nei paesi
del sud del mondo. FOCSIV è promotrice
dell'appello che chiede ai governi un maggior
monitoraggio delle azioni delle imprese che
operano nel sud del mondo. Tale appello va
diffuso a livello nazionale e non solo, tramite
un sistema di raccolta firme da consegnare
nel dicembre 2008 alle autorità
competenti del governo
italiano e a John Ruggie, Rappresentante
Speciale del
segretario Generale delle
Nazioni Unite per i diritti
umani e le imprese.
Da parte dei governi interessati
è necessaria più trasparenza,
ai dirigenti delle
imprese viene richiesta maggiore
responsabilità. Inoltre,
anche a livello internazionale si
chiede una regolamentazione più
rigida che blocchi i finanziamenti alle
aziende che non rispettano le dichiarazioni internazionali,
serve uno strumento che permetta di
perseguire legalmente le multinazionali che
calpestano i diritti umani, è necessaria
l'istituzione di un difensore civico esteso a livello
internazionale.
Cosa dice il diritto internazionale rispetto a
questo problema? Risponde Marco Mascia, direttore
del Centro Diritti Umani dell'Università di
Padova.
Innanzitutto bisogna tenere presente la pluralità
degli attori coinvolti: ordinamenti, normative,
grandi economie. Nonostante esista una legislazione
internazionale, i singoli stati sono restii
ad applicarla perché questa vorrebbe tenere sotto
controllo le grandi aziende. Gli stati sono complici
delle grandi aziende, sono felicemente ricattati.
Le dichiarazioni esistono, non sono frutto
della fantasia di alcuni idealisti, ma poichè chi
deve controllare è lo stesso soggetto che le
ignora, è ovvio e scontato che diventano
un'apparenza. L'ostacolo, contro cui ci si scontra
oggi, è il fatto che un nuovo ordine economico è
possibile solo attraverso un nuovo ordine
politico, bloccato, invece, nella logica del profitto.
Franco Nava, rappresentante UCID nazionale
pone l'accento sul fatto che anche chi è imprenditore
è chiamato a scindere la logica di mercato
entro la quale lavora, dall'assorbimento
generale che porta tutto a girare in
funzione del profitto.
Giambattista Armelloni, direttore
nazionale dell'ACLI
affronta il discorso della
responsabilità sociale di cui
ognuno di noi è portatore.
Siamo agli albori di una
situazione di drammatica
povertà, nella quale è
necessario un processo di
solidarietà mondiale. E'
fondamentale in questo
momento mettere le basi per
un'impresa umana, che inizia nel
Global Compact. L'impresa viene vista in
un'ottica diversa, ovvero come luogo non solo di
profitto, ma di tre bilanci: quello del profitto,
quello del capitale umano e quello dell'incidenza
ambientale.
Quello che è mancato era l'entusiasmo e soprattutto
mancava il pubblico. Oggi, 15 aprile, è il
primo giorno da premier di Silvio Berlusconi, un
soggetto che nella democratica Italia rappresenta
e impersonifica il rapporto marcio tra stato e
mercato/potere. Ci dicono che siamo liberi, che
viviamo in democrazia, in realtà non è così.
È vero che non c'è mai limite al peggio, ma è
anche doveroso prendere coscienza della propria
realtà e immergersi dentro ad essa. Non si può
più fare finta di niente.

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