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giovedì 2 ottobre 2008
Ancora una notte
e tutte quelle stelle che non avevano paura di perire
e tutti quegli angeli che non avevano paura di cadere
Lacrime di cristallo cadranno dall'immenso blu
e laveranno le nostre anime corrotte
Una dolce brezza sfiorerà i nostri visi affannati
La luce del mattino guarirà i nostri occhi troppo ciechi per guardare
Il canto degli uccelli sanerà le nostre orecchie troppo sorde per ascoltare
Rincorreremo un sole che affonda all'orizzonte
e ogni cosa sarà verde come sotto il mare
Come vorrei... come vorrei che voi foste qui!
Anonima
questo docile arenarsi
questo candido fraintendersi
tutte queste notti abbandonate all'oscurità
queste strane frazioni di esistenza
questi buchi neri
queste nullafacenti costruzioni
queste vane lotte
questi sorrisi compunti
queste orecchie tappate
questi ampi spazi vuoti
questi bagni candidi
queste impronte
queste continue fughe
queste strane acconciature
questi impegni colmi di dogmi
questi amori circoncisi
questo dio incombente
questa morte cantante
quest'alito ignorante
queste mosse imparentate
questi test di valutazione
questi ambiti
queste teste
questi suggerimenti
queste vocazioni
questi volteggi di parole
queste lacrime attese
questo noi evitato
quest'io indagato
questo falso pudore
questo sacro sudore
questo santo predicatore
questo cieco bagliore
questo incanto celato
quest'attimo trafugato
questa vita imbalsamata
questa ignobile compravendita
questo bizzarro atteggiarsi
quest'uomo indolenzito
questo volto annerito
questa teoria incompresa
queto dare e avere
questo rincorrersi
questo spiegarsi continuamente
queste verità
questa severa falsità
questa giustizia propagandata
questi libri di polvere
questi anni nel sapone
questo sapore di fine.
domenica 22 giugno 2008
Poesie
Perchè un nuovo giorno sanguina le mie
certezze.
Imparare a cominciare daccapo.
Sopravvivere questa notte.
Perchè nuove non ve ne saranno.
Accarezzare il rimpianto che torbido scolpisce il
ricordo.
Sognare un passato che mai fu presente nella
speranza che un giorno sarà futuro.
Sopravvivere.
Lasciare che le labbra mute raccolgano il dolore
che tra verità nascoste geme l'assenza.
Imparare a nascere prima dell'alba e morire
dopo il tramonto, per celare, sotto vesti consunte,
l'incombenza
del ghiaccio sottile che docile ammaestra la
realtà a sminuzzare l'anima alla grandezza della
convenienza.
Sopravvivere.
Il soave risplendere di un buio travolgente si
musica indomito sulle corde naufraghe del mio
animo.
Nella ricerca impaziente di un senso che mai fu
diviso profanamente in altri.
Componendo lievi stupori che si infrangono
sulla roccia del mio cranio divelto, come una
vecchia erbaccia, dal sottile deserto
dell'inafferrabile domanda.
Le note che scaturiscono grondanti non sono che
una nebbiosa illusione di una fragile opinione,
tra fumi caldi e molesti che inebriano il corpo
lasciandolo volteggiare nell'aria gelida di parole
dal volto immacolato
martedì 13 maggio 2008
Poesie
Voglio vagheggiar nell'infinito.
Voglio abbracciare il cielo con lo sguardo
e sfiorar le nuvole con un dito.
Voglio che il piacere attraversi il mio corpo,
inondi il mio cuore e solletichi la mente.
No, non voglio la pace, non saprei cosa farmene.
Io voglio umiliare la gioia e scherzare della
paura,
voglio biasimare la morte e vincere l'amore,
a tal punto di smettere di sognare e di cominciare
a Vivere.
E una volta raggiunto tutto questo, voglio
andare oltre, e poi oltre ancora.
E non voglio neanche che ci sia una fine.
E non provate a chiamare tutto ciò emozione;
no, queste sono solo parole...
voglio.
Perchè quello che io posso, non sono neanche
degno di scriverlo.
NELL’ALBA DI UN DI’
Nella quiete del mattino,
nel silenzio dell’ultimo dì,
indisturbato, ammiro l’alba,
impugno un oggetto,
e inoltro, il vago pensiero,
in lettere nascoste
nell’oscurità della vita.
Sento un sussurro,
nessuno intorno a me,
un riflesso dall’alto,
in mente tu,
1 giorno, 1 anno ...
cip-cip ... silenzo.
Dlin - Dlon,
1,8,9,2 - Diretto per ...
... , ... uno stormo si alza,
tutun-tutun ... fliiuuu ...
oggetti leggiadri svolazzano,
si posano, silenzio.
Li, seduto,
sussuri,parole ... niente;
260 kmh ... attimi di secondo,
mi avvicino, ti cerco,
non ti trovo, eccoti,
case,montagne,mari,fiumi,
raggi di sole,di luna,
tu ed io, silenzi ...
tutun-tutun... tutun-tutun... tutun-tutun...
LACRIME DI PAROLE
Un foglio bianco
un mare dove piangere parole
senza vergogna
perchè cadono nascoste
come lacrime nella pioggia.
E mi ritrovo qui
a scrivere
a implorare pietà a questo dolore
pensieri vuoti
e desideri inutili.
Ma quando il sole si specchierà nell'arcobaleno
e il buio si macchierà di luce
una lacrima frantumerà il silenzio
allora potrò ascoltare le grida del mio cuore
e capire con quale colore
è vestita questa nuova emozione.
domenica 11 maggio 2008
Falci di dolore
Falci di dolore,
sonate d’assenzio,
lo squilibrio della sinfonia
lugubri emananti zingari
sognatori.
Di trementina è il sapore dell’acqua nelle vene,
torbide anime di uccelli si specchiano nelle vetrate fredde della città
a zig-zag
e percorrono i luoghi nascosti
e percorrono i luoghi emblematici
e sono sui muri bianchi della gente che cena
con la stanchezza di una gamba del tavolo,
con l’assurdità delle parole compromesso
prodromi-diagnosi di fertilità vacillante,
di insanità di pelliccia.
Di noi che siamo nei parchi,
di noi che siamo negli specchi.
Senza più tossine ma salotti
a dozzine, con bicchieri vuoti su balaustre lucidate,
quando nelle vie primaverili dell’estate
gli uomini sono un po’ più soli
e il sudore equivale ad amore,
le parole sono solo poesia sono solo rumore.
Sono solo un lurido sgorgare mentale,
brontolio di tubature di case popolari,
gli scarichi dell’universo,
il tepore tombale di giochi di bambini.
Nelle tastiere, signori, escogitiamo il nostro futuro,
suicidio-palazzo-venti piani il nostro obiettivo,
politica delle fogne,
estasi papale,
monumenti alle mattonelle,
monumenti a dio,
monumenti alla merda e sarà la stessa cosa.
Gli uomini si tatueranno geroglifici e manoscritti pubblicitari
e fileranno su cavi d’acciao la tensione sciapita delle loro membra
sopra cuscini di addii,
di braccia scomposte nel vento, di posti caldi alla mensa dei poveri.
Dialoghi sui cornicioni nella notte malaticcia,
tra due lune,
poveri piccoli uomini frustrati e maltrattati.
La notte dei tempi ride dei biasimi pusillanime
delle madonne meretrici,
delle casalinghe affrante,
dei papponi lubificati coi cazzi pieni di polvere,
dell’umanità fantagenetica,
pezzi di plastica ingoia diossina.
Và dal prete che il peccato è di nuovo cenere
e la coscienza sta con l’argenteria mille miglia a sud-ovest
con le unghie colme di sofferenza a ingurgitare fili di spago,
a far baruffa nella gola per tossire di morte tre-quattro volte ogni ora.
Benedetti dalla luce dei frigor,
qui siam tutti tranquilli,
loculi primitivi,
il leone e la gazzella.
Un giorno le macchie solari saranno abitazioni con un buon affitto.
Carta da parati e cumuli di grasso sono le nostre dita svelte,
serpenti nel deserto,
sospensori di cervelli,
a tenere le palle al fresco che se c’è da insinuar il becco
quello lo fanno tucani e pappagalli delle famiglie dei quartieri alti.
La felicità in pollici e nei distintivi.
Un due tre stella e siamo già statue di sale, buoni per i musei.
Maniche di subappaltati.
I frantoi sono pieni,
scarica i testi sacri che in questo mondo c’è bisogno di santità,
ave o maria piena di seme riciclato,
marmoreo coi baffi,
“
cosca che ti fa il pizzo, l’eresia
un pretesto,
il dardo del potente, del maiale impalatore
ovvero stregoneria,
del prete mens sana in corpore sano,
stupido vile umiliatore, prepotenza divina.
Eccellenza, signoria, che la volontà sia pia.
IO BLASFEMO!, senza assicurazioni che sono per la sanità mentale.