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giovedì 2 ottobre 2008

Si rincomincia

"Di nuovo,dopo una pausa estiva di tre mesi,a riempire righe con parole libere che vogliono essere la risposta ad un'informazione sterile sempre più controllata. Il tempo passa ed ora più che mai c'è bisogno di rompere la staticità quotidiana per abbattere quelle distanze che ci separano da cosa è giusto:è il momento della libertà,è il momento della partecipazione."

domenica 11 maggio 2008

Se il mondo fosse un villaggio di 100 persone


Proviamo a ridurre la popolazione mondiale a un piccolo villaggio di 100 abitanti, mantenendo le proporzioni attualmente esistenti per fare una specie di censimento...
Ci sono:
58 asiatici (di cui 20 cinesi)
12 africani
10 europei
8 americani del Sud
6 russi ed ex sovietici
5 americani del Nord
1 polinesiano
52 sono donne
48 uomini
30 sono bianchi
70 non bianchi
Il 50 % dei bambini è vaccinato contro le malattie infettive quali il morbillo e la poliomielite.
Il 50 % della popolazione femminile ha accesso e utilizza contraccettivi moderni.
Circa un terzo della popolazione ha accesso all’acqua potabile.
Dei 67 adulti nel villaggio, il 50 % è analfabeta.
Solo 1 abitante ha un’istruzione universitaria.
Solo 1 persona ha a disposizione un computer.
Nel villaggio 20 persone detengono l’83 % della ricchezza, gli altri 80 solo il rimanente 17 %.
Solo 7 persone su 100 hanno un’automobile.
Nel villaggio ci sono :
5 soldati, 1 insegnante, nessun medico
Il villaggio ha sotto di sè abbastanza esplosivo in armamenti nucleari da far saltare in aria se stesso. Questi armamenti sono sotto il controllo di 10 persone.

Punto e a capo cresce

Punto a capo cresce...
A distanza di un mese, punto a capo, è già una bella realtà, un’officina nella quale le idee fluiscono in grande quantità e libere da ogni tipo di censura. L’entusiasmo intorno al progetto ha portato in redazione nuove personalità che hanno contribuito all’ ampliamento di questo esperimento. Da qui l’esigenza di raddoppiare le pagine e dar loro una struttura più definita.
Troverete uno spazio più ampio dedicato alla cultura, recansioni di libri, cd e film e una pagina che ospiterà la pubblicazione di poesie e scritti, con la speranza che la partecipazione da parte dei lettori continui a crescere. Inoltre vi sarà una maggiore attenzione sulle principali tematiche territoriali e nazionali, mantenendo sempre una forte focalizzazione sulle promeblatiche giovali e sociali.

Intervistiamo


Abbiamo intervistato Roberto Coaloa, profes­sore dell’Università degli Studi di Milano e gior­nalista per IlSole-24Ore

Caro professore...

1) Potrebbe farmi una breve presentazione della sua professione e del suo ruolo all’interno del giornale?

Sono un giornalista pubblicista. Scrivo su IlSole-24Ore, in prevalenza sull’inserto culturale IlSole-24Ore Domenica.

2) Come è iniziata la sua esperienza lavorativa?

Per caso. Nel 2002 conobbi Riccardo Chiaberge. Lo incontrai tramite Franco Della Peruta che m’invitò ad aiutare Chiaberge in una ricerca storica sulla Seconda guerra mondiale. Chiab­erge è il caporedattore del domenicale del “Sole” e m’invitò a scrivere sul suo giornale.

3) Una domanda semplice: perchè si diventa giornalista?

Si diventa giornalisti per passione, si è spinti a scrivere sui giornali per vari motivi: perché si è grafomani, perché si ama la scrittura, perché si ama raccontare delle storie, perché si crede nell’informazione. Si può diventare giornalisti anche per caso, come nel mio caso.

4) Quanto guadagna un giornalista agli inizi? In che modo? Che possibilità ha di far carriera?

È una domanda alla quale non so rispondere cor­rettamente. Nel mio caso iniziai ad essere pagato all’articolo; all’inizio si trattava di una piccola somma, ma dopo un anno raddoppiò e al mo­mento attuale è quadruplicata. Il mio impegno al giornale è costante. Ogni domenica riesco in media a scrivere un pezzo o due. Durante la set­timana mi vengono richiesti alcuni articoli per il quotidiano, quasi sempre d’argomento culturale. Per far carriera occorre all’inizio essere molto umili, saper ascoltare i colleghi della redazione, studiare i meccanismi di

“reclutamento” del giornale, parlare con tutti: grafici, redattori, giornalisti. Bisogna entrare lentamente nella macchina del giornale e, se si è bravi, le possibilità di farsi notare e, quindi, di far carriera, sono alla portata di qualsiasi perso­na intelligente.

5) Ultimamente si parla di una riforma che abolisca l’albo dei giornalisti perchè limiterebbe la libertà di espressione, qual è la sua opinione a riguardo?

Ritengo che dovrebbe essere abolito. Ormai si parla di “casta” anche per i giornalisti.

6) Cosa ne pensa dell’informazione indipen­dente? Non crede che andrebbe incentivata?

Certo, ma viviamo in un paese pigro dove le buone idee fanno fatica a diventare cose reali.

7) Perchè in Italia si legge poco?

Innanzitutto perché la scuola italiana ha bisogno di una seria riforma, che imponga insegnanti preparati. Attualmente gli insegnanti non hanno alcuna passione per la scuola, anche perché mal pagati, e non riescono a trasmettere il piacere della lettura agli allievi. Anzi… Inoltre c’è un problema nel mercato editoriale italiano: a mio modesto parere si stampano troppi libri, spesso pessimi. Questi scadenti libri allontano i lettori.

8) Cosa ne pensa dei free-press?

Sono contrario perché sono davvero dei pessimi giornali che si finanziano sulla pubblicità, della quale sono succubi.

9) Cosa ne pensa dei rapporti tra imprenditoria e testate giornalistiche?

È un rapporto che dovrebbe essere più trasparente, chiaro.

10) Quanto l’informazione è libera in Italia?

L’informazione è libera e basta leggere le di­verse testate giornalistiche per rendersi conto delle differenze di opinioni e dei modi diversi di proporre le informazioni.

sabato 15 marzo 2008

Oggi nasce PUNTO A CAPO


Il mensile dei giovani che vogliono mettere un
punto all’informazione controllata, per cercare di
cominciare da capo. Con questo giornalino
vogliamo dar voce in primo luogo a chi non ne
ha, informando e proponendo una diversa
lettura del mondo dell’ informazione.
Sai che di tutte le cose che conosci, la metà sono
sbagliate?
Noi non ti daremo delle risposte, ma ti offriremo
la possibilità di ascoltare le nostre idee e di
esprimere liberamente le tue. La diversità è
spesso sinonimo di constrasto, crediamo invece
di poter dare una nuova interpretazione nella
quale il dialogo e la partecipazione siano la base
per la costruzione di un’informazione più equilibrata,
diretta e senza colore.
Hai infatti l’opportunità di interagire direttamente
con la redazione tramite e-mail, il nostro
blog ma soprattutto partecipando in prima
persona alle riunioni che si svolgono il mercoledì
sera a Gorgonzola alle 21.00.
Facciamo tutto questo perchè riteniamo che i
giovani non abbiano alcun diritto di parola nei
mezzi di comunicazione nazionali e locali che ci
descrivono come una generazione di sbandati
senza ideali e senza personalità, omologati e
rassegnati alle realtà presenti. Vogliamo con
questo giornalino iniziare a smontare questi
luoghi comuni cercando di trovare delle tematiche
su cui lavorare e confrontarci.
La libertà di espressione è un diritto, per dei
giovani omologati e rassegnati è un dovere.